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Filosofia

Pare incredibile che con sole due settimane di ritardo rispetto a tutti gli altri atenei del Nord Italia anche la mia università sia finalmente riuscita a caricare una serie di lezioni online. Il caricamento che è stato a tratti più sofferto e problematico di una spedizione sulla Luna mi ha permesso finalmente di riprendere in mano i miei studi che ormai da un po’ giacevano tristi e sconsolati sulla scrivania. E finalmente tra i vari corsi iniziati in via telematica è iniziato anche il corso di filosofia antica.

Avevo già affrontato lo studio della filosofia nella sua interezza durante il triennio e fin da subito era diventata una delle mie materie preferite. Per questo motivo e per la convinzione che tutta la nostra letteratura antica sia pregna di riferimenti filosofici ho aggiunto questo corso nel mio piano di studi. La prima lezione, che ho ascoltato qualche giorno fa combattendo contro i continui deficit del Wi-Fi, era una generale introduzione alla filosofia. L’insegnante poi si soffermava su un tema che non avevo mai approfondito e che mi ha interessato moltissimo. Proprio di questo voglio trattare in questo articolo premettendo che non sono assolutamente un’esperta del settore, ma una semplice studentessa affascinata dalla filosofia.

Il tema è il legame tra filosofia e meraviglia. Innanzitutto, anche se credo che sia ormai una nozione di dominio pubblico, soffermiamoci un attimo sull’etimologia di filosofia. La parola, ovviamente di derivazione greca, è formata dal verbo phileo, che vuol dire amare e da cui derivano parole come filantropia, che è appunto l’amore verso gli uomini, e dal sostantivo sophia, di più difficile traduzione. Da sophia deriva l’aggettivo sophos, il quale può assumere un’ampia gamma di significati. In primis vuol dire “esperto, abile in qualcosa”. Ad esempio questo aggettivo viene utilizzato nella Medea di Euripide durante il dialogo tra Medea e Creonte per indicare l’abilità di maga della donna. Sophos poi, e questo è il significato che noi meglio conosciamo, indica anche colui che è saggio, sapiente. Sempre nella Medea di Euripide, il quale appunto amava giocare con i vari significati di un termine, poco prima del dialogo sopracitato venivano definiti sophoi coloro che sono saggi, assennati. Con questa accezione viene usata la parola sophia in filosofia, che è dunque la disciplina caratterizzata dall’amore verso la sapienza.

Cicerone, oratore e grande studioso vissuto all’epoca di Cesare, ci riporta che il primo ad utilizzare la parola filosofia fu Pitagora il quale affermò che solo gli dei sono sophoi, quindi saggi, mentre gli uomini possono possedere la philosophia, cioè l’amore, una naturale tendenza verso la sophia. Secondo Pitagora quindi gli uomini non possono possedere completamente la sophia, che è invece è di dominio delle divinità.

Possiamo quindi giungere al tema che mi ha tanto colpito, il rapporto tra filosofia e meraviglia. Legato alla filosofia, a questa tendenza dell’uomo verso la saggezza, vi è il concetto di meraviglia. Nota è infatti l’affermazione che la filosofia nasce dalla meraviglia. I più ritengono generalmente che il primo ad affermare ciò fu Aristotele in quanto fu la sua esposizione di questo concetto a divenire celebre, ma in realtà prima di lui fu esposta dal suo maestro, Platone. Il primo accostamento tra filosofia e meraviglia avviene infatti in un’opera platonica, il Teeteto, un dialogo tra Socrate e un altro filosofo minore di nome Teeteto. Qui Platone attraverso la figura si Socrate afferma che è “proprio tipico del filosofo […] essere pieno di meraviglia” (Platone, Teeteto, 155).

La codifica definitiva di questo legame la troviamo poi nel I libro della Metafisica di Aristotele, il quale sostiene a sua volta che “gli uomini hanno incominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia” (Aristotele, Metafisica, I 2). La meraviglia infatti spinge l’uomo a interrogarsi sulle spiegazioni inizialmente dei fenomeni più semplici per poi giungere a quelli che riguardano tutto il cosmo e tutto il nostro vivere.

È questa l’idea che più mi ha entusiasmato. Il fatto che la filosofia sia desiderio di sapere e che nasca dalla meraviglia fa in modo che questa disciplina non abbia nessun fine pratico. La filosofia, a differenza della quasi totalità delle altre materie, non si prefigge un’utilità concreta se non quella di saziare il desiderio innato dell’uomo di essere saggio, di comprendere la totalità degli eventi che accadono attorno a lui. Aristotele stesso sempre in quel passo che abbiamo citato prima lo afferma dicendo “che se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica” (Aristotele, Metafisica, I 2).

La premessa che fa nascere la filosofia è quindi la meraviglia, un sentimento che appartiene a tutti noi ed è insito nella nostra natura. Oggi sappiamo che la filosofia non è inutile, anzi il suo studio ha influenzato in maniera significativa anche la storia politica e sociale del nostro mondo. Ma sicuramente, a mio parere, si può affermare che la filosofia porti con sé l’eccezionale bellezza dell’inutile, oggi così estranea al nostro mondo contemporaneo.

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